IL TAROT DI MARSIGLIA
Leggo esclusivamente il Tarot di Marsiglia. Non è una scelta casuale e non nasce dalla convinzione che un mazzo sia “più potente” di un altro. È una scelta precisa, legata al modo in cui considero il Tarot e, soprattutto, al modo in cui lo leggo.
PERCHÉ IL TAROT DI MARSIGLIA
Il Tarot di Marsiglia possiede una struttura iconografica nella quale ogni elemento può entrare in relazione con gli altri: la posizione delle figure, i gesti, la direzione dei corpi e, soprattutto, gli sguardi.
È proprio questa struttura relazionale che rende il Marsiglia il linguaggio nel quale ho scelto di imparare a leggere.
GLI SGUARDI DEGLI ARCANI
Nel Tarot di Marsiglia gli Arcani guardano. E il loro sguardo non è un dettaglio.
Un personaggio che guarda verso un altro Arcano crea una relazione; può avvicinarsi, allontanarsi, interrogare, ignorare, sostenere o interrompere una direzione. È attraverso queste relazioni che la stesa comincia a parlare.
Per questo, nella mia lettura, non osservo soltanto quale Arcano è uscito, ma anche dove guarda, chi incontra con lo sguardo e che cosa accade tra le figure.
IL MATTO · TAROT DI MARSIGLIA
GUARDARE SIGNIFICA CREARE UNA RELAZIONE
Questa caratteristica appartiene in modo particolare alla tradizione iconografica del Tarot di Marsiglia. Nei mazzi che se ne allontanano, le figure possono assumere direzioni e relazioni differenti; e quando cambia lo sguardo, cambia anche la sintassi visiva attraverso la quale io leggo la stesa.
Basta osservare, per esempio, il Matto: la direzione del suo sguardo, il movimento del corpo e la relazione con ciò che gli sta davanti fanno parte della sua narrazione. Non sono semplici particolari illustrativi.
Per me, guardare il Tarot significa anche osservare chi guarda chi.
UN MAZZO SENZA UN AUTORE
C'è poi un'altra ragione per cui il Tarot di Marsiglia mi affascina: la sua storia si perde nel tempo.
Il Tarot emerge in forma artigianale durante il Rinascimento, ma le sue origini più profonde rimangono ancora in parte sconosciute. La sua storia è lunga, stratificata e non completamente risolta.
LA LIBERTÀ DELL'IMMAGINE
Ed è proprio qui che nasce un'altra ragione della mia scelta. Le origini incerte del Tarot, ai miei occhi, ne preservano una particolare libertà.
Non conoscendo un autore originario al quale attribuire l'intero sistema, non posso leggere gli Arcani come se fossero stati concepiti per trasmettere intenzionalmente un unico significato.
Questo non significa che le immagini siano prive di struttura o di senso; al contrario, significa che quella struttura può continuare a essere osservata, interrogata e interpretata.
Il Tarot, così, rimane aperto.
UNA STORIA CHE INCONTRA LA MIA STORIA
La mia formazione e la mia predisposizione sono profondamente umanistiche: mi interessano la storia, le lingue, i testi, le stratificazioni culturali, ciò che attraversa il tempo e che continua a parlarci anche quando il contesto originario si è perduto.
Il Tarot di Marsiglia appartiene esattamente a questo genere di oggetti. È forse questa la ragione più profonda per cui mi ci riconosco.
UN LINGUAGGIO DA LEGGERE
Non scelgo il Tarot di Marsiglia perché lo considero migliore degli altri. Lo scelgo perché è il linguaggio nel quale ho imparato a leggere.
Ne osservo le immagini, gli sguardi, le direzioni, le relazioni; seguo ciò che accade quando un Arcano incontra l'altro e lascio che dalla loro disposizione emerga una narrazione.
Gli Arcani parlano tra loro. Io cerco di ascoltare ciò che accade nella loro relazione.
Le mie Letture non cercano una risposta già scritta.
Cercano la narrazione che nasce tra gli Arcani.
